L'Alto Adige tra il 1946 e il 1971

5.9.1946

Il 1° maggio del 1946 i ministri degli esteri delle quattro grandi potenze (Stati Uniti, Inghilterra, Francia e Unione Sovietica) respinsero definitivamente la richiesta austriaca di un referendum popolare in Alto Adige. Il 24 giugno rifiutarono anche la proposta riguardante alcune piccole modifiche di confine. Su insistenza degli alleati, a margine del trattato di Parigi, si arrivò però almeno alla stipulazione di un trattato di tutela del Sudtirolo riconsegnato all’Italia. Il trattato fu firmato dal presidente dei ministri italiano Alcide Degasperi e dal ministro degli esteri austriaco Karl Gruber. Dal nome dei firmatari il trattato viene generalmente denominato trattato Degasperi-Gruber. Il trattato assicura ai Sudtirolesi misure speciali per il mantenimento del carattere etnico e dello sviluppo economico e culturale. Tra le altre, le scuole in lingua tedesca, la parità della lingua tedesca a quella italiana, la parifica di assunzione presso gli uffici pubblici, la revisione delle opzioni del 1939, il riconoscimento dei titoli di studio, la facilitazione dello scambio delle merci fra Tirolo del Nord e del Sud e, come clausola più importante, la concessione di un’autonomia alla popolazione della provincia di Bolzano. Il trattato bilaterale italo-austriaco per l’Alto Adige divenne parte integrante del trattato di pace degli alleati con l’Italia, e con questo inserimento quella altoatesina è diventata una questione internazionale.

31.1.1948

La Costituente italiana ratificò il 31 gennaio 1948 il primo Statuto di Autonomia. Attraverso esso, le due province di Bolzano e Trento furono unite nella Regione Trentino-Alto Adige con un Parlamento ed un Governo regionale. Questo abbinamento fu realizzato senza sentire i rappresentanti di lingua tedesca, come invece era stato previsto dal trattato di Parigi. L’amministrazione autonoma si trovò allora nelle mani della maggioranza italiana del Trentino. Nella provincia di Bolzano rimase quindi una forma limitata di autonomia e, a causa dell’opposizione della Democrazia Cristiana trentina e della burocrazia centrale romana, nemmeno questa venne attuata. Nello stesso modo, anche gli altri punti del trattato di Parigi non vennero realizzati. Nell’autunno 1947, tuttavia, poté essere regolata, in attuazione dell’Accordo di Parigi, tra Italia ed Austria, la questione degli optanti, un punto questo che si poneva quale importante premessa per il futuro dei sudtirolesi. Il decreto relativo entrò in vigore il 2 febbraio 1948, quattro giorni dopo la ratifica dello Statuto d’autonomia.

In base agli accordi, praticamente tutti i sudtirolesi che vivevano in Alto Adige e una gran parte di quelli che erano espatriati poterono richiedere nuovamente la cittadinanza italiana. Dopo il trattato del maggio 1955 con il quale l´Austria non è più un territorio occupato dalle forze alleate ma uno stato sovrano, il governo federale austriaco prese l’iniziativa nella questione sudtirolese.

6.10.1956

Il 6 ottobre 1956, il Ministero degli esteri austriaco trasmise una nota al governo italiano, in cui contestava la mancata applicazione del trattato di Parigi. L’Italia, però, si dichiarò pronta a condurre solo dei colloqui non vincolanti. Roma rifiutò ogni trattativa, affermando che l’Accordo di Parigi dovesse ritenersi realizzato anche per quanto concerneva le disposizioni autonomistiche e che, in tal modo, l’Austria aveva perso il diritto di occuparsi ufficialmente della questione.

Il 15 ottobre 1957 giunse al sindaco di Bolzano un telegramma, in cui il ministro dei lavori pubblici comunicava che Roma avrebbe messo a disposizione due miliardi e mezzo di lire per la costruzione di un nuovo rione di cinquemila abitazioni, più chiese ed edifici per i servizi sociali pubblici. Sullo scopo di tale magnanimità non ci potevano essere dubbi: poteva essere interpretato soltanto come un grave passo per favorire l’immigrazione e una maggiore italianizzazione di Bolzano.

17.11.1957

In una manifestazione di massa a Castel Firmiano, il 17 novembre 1957, 35.000 sudtirolesi protestarono contro l' infiltrazione italiana e contro la mancata realizzazione del trattato di Parigi, chiedendo un’autonomia propria per il Sudtirolo (”Los von Trient”). Il 16 gennaio 1959 il governo decretò le norme di attuazione dell’articolo dello statuto di autonomia nel quale si riconosceva alla provincia di Bolzano competenza legislativa nel campo dell’edilizia sociale. Con questo decreto furono nuovamente limitate, per non dire annullate nei punti essenziali, le competenze riconosciute ai sudtirolesi dallo Statuto d’Autonomia.

31.01.1959

In segno di protesta, il 31 gennaio 1959 la SVP rifiutò di collaborare con la DC nell’ambito della Regione e si mise, dopo 11 anni, all’opposizione. I due membri del governo regionale furono richiamati. Due giorni dopo la rottura di Trento, i capi del partito della SVP andarono a Vienna per riferire al Governo austriaco, cofirmatario del trattato di Parigi.

21.9.1959

Il ministro degli Esteri austriaco Dr. Bruno Kreisky annunciò all’Assemblea plenaria delle Nazioni Unite che l’Austria avrebbe cercato di far trattare la questione dell’autonomia altoatesina alla successiva sessione dell’ONU nell’autunno del 1960, qualora nel frattempo i colloqui italo-austriaci non avessero portato a dei risultati. Poichè non si ottenne nessun progresso, l’Austria fece iscrivere all’ordine del giorno della 15.ma assemblea dell’ONU la questione altoatesina.

31.10.1960

Dopo 14 giorni di dibattito nella commissione straordinaria, l’assemblea delle Nazioni Unite prese al riguardo una decisione unanime. La risoluzione ribadiva le finalità del trattato di Parigi ed invitava i firmatari a trattative bilaterali, al fine di chiarire i reciproci punti di vista sul trattato stesso. Qualora le trattative non avessero dovuto portare a risultati concreti in tempi ragionevoli, i due Stati erano invitati a servirsi dei mezzi di pace previsti dalla Carta dell’ONU. Attraverso quest’intervento, l’ONU autorizzava formalmente l’Austria ad occuparsi dell’Alto Adige. Fino a questo momento l’Italia si era dichiarata disponibile a ”colloqui”, ma aveva sempre rifiutato le trattative, affermando che il trattato di Parigi era stato attuato e che quindi l’Austria aveva perduto ogni diritto di interferenza. In seguito all’intervento dell’ONU i ministri degli esteri dei due Stati si incontrarono per tre volte, senza giungere, per altro, ad un accordo. L’Italia si dichiarò disponibile ad una migliore applicazione dello statuto di autonomia in vigore. Si oppose però a qualsiasi modifica delle disposizioni statutarie. L’Austria si rivolge nuovamente all’ONU il 18 novembre 1961 e nell’assemblea generale viene rinnovata la risoluzione approvata l’anno prima.

1.9.1961

Il consiglio dei ministri italiano insediò la Commissione dei 19, a cui venne attribuito il compito di studiare la questione altoatesina sotto tutti i punti di vista e di presentare delle proposte al Governo. Era composta da sette sudtirolesi, un ladino e undici italiani. La Commissione dei 19 deve essere vista anche in relazione alla ”notte dei fuochi” dell’11 giugno 1961 in Alto Adige, quando dozzine e dozzine di tralicci furono fatti saltare in aria. Gli attentatori posero l’Alto Adige al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica europea. L’Italia ne dovette tenere conto.

10.4.1964

La Commissione concluse i suoi lavori il 10 aprile 1964, offrendo le basi ai colloqui fra esperti austriaci e italiani nelle cinque conferenze di Ginevra. Durante queste consultazioni furono chiariti alcuni punti di divergenza. Per mezzo di laboriose trattative tra la SVP e il governo italiano, di cui il presidente dei ministri Aldo Moro e il presidente della SVP Silvius Magnago furono le figure-chiave, fu possibile migliorare ulteriormente e sostanzialmente i risultati di Ginevra.

22.11.1969

Il congresso della SVP a Merano accettò con maggioranza minima il risultato delle trattative contenuto nel ”Pacchetto”. Questo prevedeva 137 misure per una migliore tutela dei sudtirolesi, l’attuazione di 97 delle quali ha richiesto cambiamenti delle norme dello statuto d’autonomia in vigore, mentre 8 esigevano norme di applicazione dello statuto stesso, 15 hanno reso necessarie leggi speciali e 9 decreti amministrativi. A garanzia delle concessioni italiane, venne concordato un cosiddetto ”calendario operativo”.

29.11.1969

A metà dicembre 1969 sia il Parlamento italiano che quello austriaco accettarono a maggioranza il ”Pacchetto” ed il calendario operativo, concordati precedentemente dai ministri degli esteri Kurt Waldheim e Aldo Moro.

La mia autonomia

Come appare ai tuoi occhi l'autonomia dell'Alto Adige? Mandaci una foto che ritieni significativa dello sviluppo quotidiano della nostra provincia. Diventa anche tu parte della storia dell'autonomia altoatesina!

» Vai alla galleria immagini