Contenuto principale
- Indice
Testo della relazione annuale
Servizio di vigilanza e tutela boschiva
Il Servizio di vigilanza e tutela boschiva, svolto dal personale della Ripartizione Foreste, é parte integrante del Servizio Fitosanitario Provinciale, ed é impegnato nell’attività di monitoraggio degli agenti di danno all’interno delle aree forestali.
Lo stato di salute dei boschi nella nostra provincia viene attentamente tenuto sotto controllo, ormai da molti decenni, attraverso l’osservazione, il rilievo e l’indagine di tutti i fattori di danno all’interno dei popolamenti forestali. Oltre a questo, vengono condotte indagini specifiche sui fenomeni di degrado ambientale, dovuti a sostanze inquinanti, anche con l’apporto di analisi chimiche su tessuti fogliari e su campioni di suoli forestali.
Andamento climatico
L'andamento meteo-climatico stagionale ha una notevole importanza nello sviluppo degli agenti di danno agli ecosistemi forestali. La gran parte dei fenomeni osservati è infatti riconducibile in particolare ad alcuni eventi, quali inverni con scarse precipitazioni nevose, gelate primaverili, primavere eccessivamente piovose, estati siccitose, grandine e vento.
Le ripercussioni nei popolamenti forestali si possono protrarre anche per molti anni a seguire, favorendo lo sviluppo di diverse patologie o agenti di danno (ad es. scolitidi, ruggine vescicolosa dell'abete rosso, processionaria del pino, ecc.) e di fenomeni di deperimento, come conseguenza di stress fisiologici.
Dopo una sequenza di annate calde e siccitose, che aveva caratterizzato, in linea con i cambiamenti climatici in corso, il periodo 2003-2007, il 2008 ed il 2009 si sono rivelati più miti e piovosi.
Il bilancio meteorologico del 2011 evidenzia ancora una volta un anno con temperature superiori alla media e precipitazioni abbondantemente inferiori alla media.
Ad un inverno mite ed un mese di marzo particolarmente piovoso, é seguito un aprile caldo e secco. Il mese di maggio é stato il più caldo mai registrato, sebbene con un finale più "fresco". Giugno e luglio sono stati particolarmente freschi e piovosi (condizioni favorevoli allo sviluppo della ruggine vescicolosa dell'abete rosso), mentre il mese di agosto si é rivelato molto caldo, così come l'autunno, caratterizzato da temperature nettamente sopra la media. Da segnalare le abbondanti precipitazioni, anche di carattere nevoso e a bassa quota, verificatesi alla fine di settembre. L'anno si é concluso con temperature piuttosto miti nel mese di dicembre.
Per approfondire l'andamento meteorologico del 2011, mese per mese, é possibile consultare il capitolo di questa relazione curato dal Centro di Sperimentazione Agraria e Forestale di Laimburg.
Danni abiotici
I danni di tipo abiotico legati agli estremi climatici hanno avuto un ruolo importante anche nel 2011.
Come negli anni passati, anche nel 2011, la nostra provincia è stata risparmiata dai grandi uragani, che invece interessano le regioni situate a nord dell’arco alpino. Questi fenomeni, che generalmente hanno origine da depressioni atlantiche, si manifestano con forza devastante lungo una direttrice ovest-est, rimanendo generalmente a nord delle Alpi e causando spesso lo sradicamento delle piante su vaste superfici. Al contrario, l’Alto-Adige é stato interessato in maggior misura da danni provocati dalle masse nevose.
Nel corso dell’inverno 2010/11 si sono registrati 68.000 m3 di legname proveniente da schianti da neve, una quantità leggermente inferiore rispetto all’inverno precedente (-7%). Ulteriori 33.000 m3 sono “schiantati” in seguito alle nevicate precoci del 18-19 settembre, particolarmente rovinose in Alta Venosta, Pusteria ed in Val Sarentino.
Gli schianti da vento, invece, sono raddoppiati rispetto al 2010, con complessivi 41.484 m3 di legname danneggiato (di cui la metà in primavera e l’altra metà nei mesi estivi).
Schianto da vento - Val Pusteria
Tra le cause abiotiche di danno si ricorda inoltre la grandine. Nel 2011, come già l’anno prima, non sono pervenute segnalazioni in merito. Non sono quindi attesi gli inevitabili conseguenti fenomeni di imbrunimento delle chiome, riconducibili alle ferite causate sui rami dai chicchi di grandine, come accaduto nel 2008.
Infine, per quanto riguarda i danni da siccità estivi, essi sono rimasti localizzati su piccole superfici, nelle zone di Bolzano e Vipiteno, diversamente da quanto accaduto l’anno prima in tutta la Val d’Isarco.
Danni biotici - insetti
Un esempio di stretta relazione tra danni abiotici e biotici é rappresentato dagli attacchi da parte degli scolitidi (il “bostrico”), fortemente dipendenti dagli eventi climatici.
Nel 2011 questi hanno interessato una massa legnosa pari a 32.017 m3 (di cui il 61% nel corso dell’estate); oltre 14.000 m3 in più rispetto all’anno precedente, a causa appunto delle condizioni climatiche favorevoli allo sviluppo di questi insetti
Un esempio di stretta relazione tra danni abiotici e biotici é rappresentato dagli attacchi da parte degli scolitidi (il “bostrico”), fortemente dipendenti dagli eventi climatici.
Nel 2011 questi hanno interessato una massa legnosa pari a 32.017 m3 (di cui il 61% nel corso dell’estate); oltre 14.000 m3 in più rispetto all’anno precedente, a causa appunto delle condizioni climatiche favorevoli allo sviluppo di questi insetti.
Bostrico tipografo – val d’Ultimo
Gran parte degli attacchi é a carico dell’abete rosso (90% del totale, con 28.900 m3) e del pino silvestre (9,5% del totale con 3.044 m3). Quest’ultimo valore é aumentato nettamente rispetto all’anno precedente. Generalmente si é trattato del bostrico acuminato (Ips acuminatus) e localmente anche del bostrico a sei denti (Ips sexdentatus).
Priva di rilevanza forestale é stata l’attività a carico dei pini da parte dei blastofagi (Tomicus sp.), responsabili dell’ingiallimento dei getti terminali. Nel 2011 essi sono stati osservati su ca. 400 ha (25.000 piante) principalmente nelle zone di Silandro, Caldaro e Renon.
Solo localmente si sono verificati attacchi da parte del bostrico del larice Ips cembrae), come ad es. presso Caldaro (70 m3), su tronchi accatastati in bosco.
Nel 2011 é stata particolarmente intensa l’attività di monitoraggio delle popolazioni di scolitidi attraverso l’impiego di trappole a feromoni. Da tale attività é possibile ottenere importanti informazioni sullo sviluppo di tali insetti, utili per mettere in pratica le misure più opportune.
Monitoraggio del „bostrico“ - Anterivo
Nella zona di Merano (Val d’Ultimo, Lana, Tesimo, Merano, Scena, Val Passiria) é stato avviato un esteso monitoraggio del bostrico tipografo (Ips typographus), mentre in Val di Funes é proseguito quello del bostrico acuminato (Ips acuminatus). Infine nella zona di Anterivo é stato avviato il monitoraggio del bostrico calcografo (Pityogenes chalcographus).
La presenza di insetti forestali negli ecosistemi forestali registrata nel 2011 rientra nelle normali fluttuazioni naturali. Alcune di queste, per quanto appariscenti, non hanno avuto conseguenze di rilievo per lo stato di salute dei boschi. È il caso ad esempio degli ingiallimenti primaverili sulle chiome del faggio causate dall’orcheste del faggio (Rhynchaenus fagi), soprattutto nelle zone di Caldaro, Lana, Tesimo, Renon e S.Genesio. Queste pullulazioni hanno avuto un’intensità leggermente inferiore rispetto agli anni precedenti, interessando una superficie ridotta di 540 ha ed un numero di piante colpite pari a 56.000.
Stazionaria è stata invece la presenza, non dannosa, della tignola tessitrice (Yponomeuta evonymellus), che ha ricoperto di vistosi teli siricei interi popolamenti arginali lungo i corsi d’acqua della Val Venosta (Prato e val Senales), Sarentino, Val Gardena, val d’Isarco e Pusteria (Brunico e Monguelfo), interessando una superficie complessiva di 90 ha (sup.ridotta 10 ha). Il rilevamento di questa, come di altre specie “non dannose”, viene effettuato poiché esse sono considerate bioindicatori.
Meno appariscenti ed anch’essi stazionari rispetto al 2010, sono stati gli ingiallimenti causati dal rosicchiamento agli apparati fogliari di betulle ed altre latifoglie, da parte della carruga degli orti (Phyllopertha horticola) e del maggiolino (Melolontha).
Per quanto riguarda le infestazioni di microlepidotteri, si é osservato l’atteso forte aumento della coleofora del larice (Coleophora laricella) in tutta la provincia. Rispetto allo scorso anno (290.000 larici colpiti su una superficie di 3.676 ha (sup.ridotta 1.150 ha) sono stati segnalati complessivamente ca 963.000 piante colpite, su una superficie di 10.500 ha (sup.ridotta 5.600 ha).
Nel 2009/10 ha avuto inizio in Val Venosta, come previsto, un nuovo ciclo di gradazione della tortrice grigia del larice (Zeiraphera griseana), che generalmente nelle valli alpine ha una durata di ca 8 anni. Nel 2010 erano stati segnalati imbrunimenti delle chiome con intensità medio-forte, nelle zone di Silandro e Merano/val Passiria, su una superficie di 1.628 ha (sup.ridotta 800 ha) ed in totale 606.000 piante colpite. Nel 2011 tali segnalazioni sono state riconfermate, per complessive 217.000 piante colpite su una superficie di 1.170 ha (sup.ridotta 780 ha), con intensità di attacco medio-forte.
La tortrice minatrice dell’abete rosso (Epiblema tedella) ha interessato ca 1.000 ha di pecceta (sup.ridotta 300 ha) nella zona di Campo di Trens su complessivi 90.000 abeti. Nonostante l’aumento rispetto all’anno scorso, non si sono verificati danni permanenti. In val d’Adige e Bassa Atesina, non é stata invece confermata la presenza della tortrice delle gemme dell’abete (Zeiraphera rufimitrana), riconoscibile dalle parziali colorazioni della chioma.
Meno rilevante dal punto di vista dei danni prodotti, è stato invece l’attacco da parte di Ocnerostoma copiosellum nella valle di Silandro e di Fosse a 1.800-2.200 m di quota. Complessivamente segnalato su 440 ha (sup.ridotta 350 ha) con 75.000 piante colpite.
A Caldaro ha registrato un aumento l’infestazione della tentredine dell’abete rosso Pristiphora abietina), che ha interessato ca. 2.800 piante di abete rosso, su una superficie di 8 ha (sup.ridotta 6 ha).
Quest’anno non é stata segnalata la presenza del macrolepidottero bombice dispari (Lymantria dispar), del quale nel 2007/2008 era stata registrata un’infestazione nella zona di Campodazzo e Castelrotto. Questo patogeno si manifesta nella nostra provincia generalmente con attacchi periodici ogni 10-20 anni a carico dei cedui, soprattutto nella bassa Val d’Isarco ed in Val d’Adige.
La presenza della processionaria del pino (Thaumetopoea pityocampa) sul territorio provinciale rimane al contrario d’attualità. Lo sviluppo e la diffusione di questo lepidottero mediterraneo, infatti, vengono favoriti dall’andamento climatico degli utlimi decenni, caratterizzato da temperature in aumento.
Dopo l’ultimo forte aumento verificatosi nel 2009, nel 2010 si é registrata una evidente diminuzione in tutte le zone interessate (ca. 60.000 pini colpiti e 154.000 nidi stimati). Per il 2011 viene segnalato un ulteriore regresso: 41.500 piante colpite su 1.150 ha (sup.ridotta 214 ha) e 93.000 nidi stimati. Ciò rappresenta una diminuzione rispettivamente del 30% negli alberi colpiti e del 40% nel numero di nidi presenti. Particolarmente degno di nota é il valore medio a livello provinciale inferiore ai 3 nidi/pianta per il secondo anno consecutivo.
Gli intensi attacchi degli ultimi anni a carico del pino nero in Val Venosta sono stati in parte limitati grazie all’impiego di preparati biologici a base di Bacillus thuringiensis. L’aumento accertato degli antagonisti naturali presenti e le temperature più fredde degli ultimi due inverni sembrano aver avuto un chiaro influsso sul regresso del patogeno. Le temperature particolarmente rigide registrate nel tardo inverno 2011-12 fanno ben sperare anche per il prossimo anno.
Anche in tutte le altre zone interessate dalla presenza della processionaria, la situazione si può considerare stazionaria o in diminuzione. In queste aree sono state intraprese misure di lotta limitatamente agli ambiti urbani ed esclusivamente per motivi legati alla salute pubblica (complessivamente 247 piante trattate). La Val Pusteria e l’Alta Val d’Isarco, climaticamente più fresche, restano per il momento libere dalla processionaria.
Insetti alloctoni
Motivo di preoccupazione per i castanicoltori della nostra provincia é stata invece la ulteriore espansione del cinipide galligeno del castagno (Dryocosmus kuriphilus).
Cinipide del castagno - Silandro
Questo imenottero molto aggressivo, diffusosi dal paese d'origine (Cina), dapprima verso gli Stati Uniti e poi in Italia, si è manifestato in modo massiccio nella nostra provincia a partire dal 2009, soprattutto nella zona di Merano (Labers, Scena, Postal e Tirolo) e nella media Val d'Isarco (Varna ed Aica). Nella stagione 2008/2009 era già stato segnalato in Trentino. Nel 2010 sono stati segnalati tre ulteriori focolai e nel 2011 é stata osservata una notevole espansione nelle suddette zone di insediamento ed anche in Val Venosta (Silandro, Corces e Vezzano). In collaborazione con l'Università di Torino si é proceduto, anche nel corso del 2011, al rilascio di parassitoidi specifici, che dovrebbero limitare lo sviluppo del cinipide.
Poco rilevante dal punto di vista dei danni prodotti é la presenza di altri insetti non autoctoni, i quali da alcuni anni vengono segnalati anche nella nostra provincia, generalmente a carico di latifoglie (ippocastano, tiglio e robinia). Si tratta di lepidotteri minatori (Cameraria, Phyllonorycter) e ditteri galligeni (Obolodiplosis robiniae), per i quali localmente si procede ad intervenire per limitarne i danni di tipo estetico nelle aree urbane (Bressanone e Bolzano).
Phyllonorycter issikii - Monticolo
Phyllonorycter issikii, lepidottero di origine asiatica, minatore fogliare del tiglio, osservato negli scorsi anni sporadicamente in alcune località della nostra provincia (Fié, 2006 e Monticolo, 2010), é stato segnalato quest'anno nel bosco di Monticolo, con una presenza massiccia su una superficie di 150 ha (sup.ridotta 7 ha) oltre che nella zona di Tesimo (Foiana).
Danni biotici – infezioni fungine
Tra le infezioni fungine, la (Chrysomyxa) provoca spesso vistosi ingiallimenti alle chiome. Dopo anni in cui il patogeno si é mantenuto stazionario, anche grazie all'andamento climatico caldo e secco, nel 2010 é stato segnalato uno straordinario aumento della sua diffusione. Nel 2011 é stata osservata un'ulteriore espansione del patogeno, in stretta correlazione con l'andamento meteorologico primaverile particolarmente caldo e umido. Complessivamente si stimavano nel 2010 ca. 6.500.000 di piante colpite, su una superficie di ca. 30.000 ha (sup.ridotta 10.000 ha): il triplo rispetto alla stagione 2009. Nel 2011 si arriva a ca. 7.300.000 di piante colpite, su una superficie di ca. 47.000 ha (sup.ridotta 21.000 ha). Una parte non trascurabile delle piante colpite é rappresentata quest'anno anche dalle fasi di sviluppo più giovani, quali il novelleto.
Giovane abete rosso colpito da Chrysomyxa – Avelengo
L’infezione da parte della ruggine ha origine all’inizio dell’estate (giugno/luglio), in corrispondenza della fioritura del rododendro. Le basidiospore, presenti sulla pagina inferiore delle foglie di rododendro, vengono diffuse dal vento e raggiungono gli aghi degli abeti rossi. Se l’umidità atmosferica é sufficientemente elevata (nebbia, pioggia, rugiada), queste germinano. Il fungo infetta, quindi, i giovani aghi dell’anno e si sviluppa ulteriormente. Nel corso dell’estate si formano i corpo fruttiferi (ecidi) chiaramente visibili sugli aghi.
Tra le diverse infezioni fungine cronicamente presenti nei boschi della nostra provincia, si ricordano il cancro corticale del castagno, il cancro del larice, l’armillaria e la grafiosi dell’olmo. Riguardo al cancro corticale del castagno (Cryphonectria parasitica) risultano colpiti ca. 1.000 piante (200 m3) su una superficie di ca 10 ha, mentre per l’armillaria vengono segnalate 2.800 piante per ca. 450 m3. Per il cancro del larice non è invece possibile stimare in modo adeguato la superficie interessata. Si riconferma la presenza dell’ascomicete Cenangium in Val Venosta, nella zona di Bolzano e Bressanone: 1.600 pini colpiti (450 m3) su una superficie di ca. 150 ha (sup.ridotta 4 ha). Si segnalano, invece, deboli attacchi in Val d’Isarco (Renon, Castelrotto e Bressanone), ove l’infezione, contestuale alla moria del pino silvestre, è risultata favorita dall’intensa siccità estiva del 2003.
Anche nel 2011 si sono verificati estesi imbrunimenti a carico del larice, tuttavia in regresso rispetto alla scorsa stagione: 11.000 piante colpite, su una superficie di 500 ha (sup.ridotta 250 ha). Questi fenomeni sono da ricondurre, oltre ai danni da gelo (Castelrotto, Cadipietra e La Villa), anche alla presenza di malattie fungine, come, ad esempio, Meria laricis e Hypodermella laricis.
Hypodermella laricis – val Martello
È stata inoltre confermata, esclusivamente a carico dell’ontano bianco Alnus incana, la presenza della ruggine dell’ontano Melampsoridium hiratsukanum). Questo patogeno, osservato in provincia per la prima volta nel 2010, é stato segnalato quest’anno in Val Senales, nell’ontaneta di Sluderno ed in Val d’Ega. Questa ruggine, visibile in estate come “polvere” arancione sulla pagina inferiore delle foglie, é responsabile della caduta precoce delle foglie.
Chalara fraxinea è un patogeno fungino che, a partire dai primi anni ’90 del secolo scorso, è risultato essere associato a fenomeni di deperimento o a vere e proprie morie del frassino in Polonia. Negli anni successivi il fungo si è diffuso piuttosto rapidamente fino a raggiungere i paesi confinanti con la nostra provincia (Austria e Svizzera), provocando la morte di moltissimi frassini (soprattutto Fraxinus excelsior). Nel 2009 la sua presenza è stata accertata anche in Italia, lungo il confine italo-sloveno e nel corso del 2011 sono stati osservati sintomi molto simili a quelli provocati dal fungo su alcune piante di frassino maggiore in alta Val Badia.
Frassino maggiore deperiente - val Badia
I danni ai cimali a carico del larice sono in evidente diminuzione rispetto allo scorso anno. Questi fenomeni, legati alla presenza di roditori (ghiri e scoiattoli), sono stati segnalati limitatamente ad alcune zone (Vipiteno/Campo di Trens). Complessivamente sono state danneggiate ca. 300 piante (100 m3), su una superficie di ca. 15 ha (sup.ridotta 5 ha).
Per l’anno 2011 si può quindi affermare che la superficie boscata complessivamente interessata da eventi dannosi (biotici ed abiotici) sia pari al 21,3%. Per gran parte di tali eventi gli ecosistemi forestali sono in grado di reagire, garantendo nel lungo periodo la rigenerazione delle piante o delle parti di piante colpite, nonché la vitalità dei popolamenti boschivi. Una minima parte degli eventi segnalati, pari allo 0,4% (sempre in riferimento alla superficie boscata complessiva), provoca invece la morte delle piante. Si tratta per lo più di fattori abiotici, come gli schianti da neve o da vento, e degli attacchi da parte di insetti scolitidi, spesso conseguenza dei primi. Anche in questi casi le superfici colpite, sebbene in tempi più lunghi, sono generalmente in grado di “rigenerarsi” attraverso la nascita di nuove piante.

I valori percentuali complessivi sopra riportati si riferiscono a tutta la superficie boscata altoatesina effettiva. Il dato è dunque quantificato in termini oggettivi in riferimento alla causa che ha provocato il danno (patologie, eventi atmosferici, etc.), alla superficie interessata, alle perdite di legname (significativi per il bilancio del carbonio).
Tali valori, quindi, non sono pertanto comparabili, né tanto meno da confondere, con i valori percentuali riferiti ad un campione statistico, espressi dagli inventari sui danni boschivi condotti in tutta Europa a partire dagli anni '80.
Banca dati Tutela Boschiva
Nel corso del 2010 è iniziato il lavoro di digitalizzazione di tutti i documenti inerenti il settore "Tutela boschiva in Provincia di Bolzano" attualmente archiviati. Lo scopo è quello di creare una banca dati informatizzata, oltre all'archivio cartaceo, relativa a tutti gli eventi accaduti nei boschi della nostra provincia e riguardanti i danni di tipo biotico ed abiotico.
Gli atti fino ad ora archiviati sono oltre un migliaio (ca 1.100 documenti e ca 100 eventi cartografati) e sono stati prodotti nel periodo compreso tra il 1976 ed oggi. Si tratta di documenti di vario tipo: scritti, fotografie e cartografia.
A partire dal 2010 tutte le comunicazioni relative ai danni boschivi tra le stazioni forestali e la centrale avvengono in forma digitale.