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La normativa CLIL

La metodologia CLIL permette di raggiungere obbiettivi disciplinari attraverso l'uso di una lingua diversa da quella materna (foto I.C. Bolzano 6)

Piacere, CLIL!

La metodologia CLIL, Content and Language Integrated Learning, è nata da esperienze europee ed extraeuropee e fissata in termini teorici, fatti propri dalla comunità europea, dopo il 1994 ad opera di David Marsh e Anne Maljers.

I risultati della ricerca e le linee di indirizzo europee sono stati elaborati su incarico della Commissione della Unione europea (Marsh, Profiling European CLIL Classrooms, 2001; CLIL/EMILE: The European Dimension, 2001); così il rapporto Eurydice della Commissione Europea del 2006 e il rapporto internazionale del Consiglio d'Europa (Maljers et al., 2007). Mentre prima del 1980 tale sistema era presente soltanto in pochi Paesi, in cui era noto in precedenza l'apprendimento integrato di contenuti e lingue straniere, l'offerta del CLIL è presente oggi in tutto il contesto europeo (con le eccezioni di Danimarca, Grecia, Lituania, Portogallo e Cipro) in una forma corrispondente alla sua definizione. Come risulta dal rapporto Eurydice, tra il 3 e il 30% degli alunni e delle alunne della scuola primaria e secondaria in Europa partecipano a questa forma di insegnamento ed il CLIL si è consolidato nei sistemi di istruzione dei rimanenti Paesi sia in maniera fissa e stabile, sia in base a dei progetti limitati nel tempo. Attualmente vengono insegnate in tutta Europa circa 14 materie –dall'educazione civica alla geografia, passando per la storia, le scienze naturali e lo sport– seguendo i principi del CLIL.

Normativa nazionale

La riforma statale della scuola secondaria di secondo grado (articolo 8, comma 2, lettera b, del DPR 15 marzo 2010, n. 88, nonché articolo 6 e articolo 10, commi 5 e 6 del DPR 15 marzo 2010, n. 89) ha raccolto le indicazioni europee ed ha adottato la metodologia CLIL per l'attivazione

a partire dall'anno scolastico 2014/2015 di progetti, scientificamente assistiti e valutati, nelle quarte e/o quinte classi delle scuole secondarie di secondo grado; nei licei linguistici la normativa estende l'applicazione della metodologia CLIL dal terzo anno fino al quinto.

Normativa locale

Nel nostro territorio si è tradotta l'indicazione nazionale con spirito europeistico ed euregionale, adottando la D.G.P. n. 2041 del 13.12.2010, Indicazioni provinciali, che recita nelle Premesse: “(...) Progetti speciali - Criteri per l'adozione di percorsi didattici innovativi - Ambito linguistico: «Creare nuovi ambienti e situazioni di apprendimento delle lingue (…) verranno introdotte pratiche didattiche laboratoriali e interattive e verranno

promossi progetti di insegnamento veicolare di discipline non linguistiche in una lingua comunitaria (CLIL), e iniziative di scambio e mobilità di alunni e insegnanti. Tale variegata progettualità sarà rivolta a favorire l’apprendimento autentico delle lingue, l’utilizzo delle stesse in diverse situazioni in relazione al contesto, agli interlocutori e alle intenzioni comunicative e l’eliminazione dei pregiudizi».

In pratica ...

Il docente CLIL è particolarmente importante per una scuola di qualità che necessita di insegnanti competenti non solo nella propria disciplina e nella lingua straniera di insegnamento, ma anche in una metodologia interattiva, laboratoriale e seminariale che guidi gli alunni all’acquisizione di competenze procedurali, oltre che disciplinari e interculturali. L'art. 19 dello Statuto di autonomia salvaguarda il diritto ad apprendere la propria madrelingua, con docenti della stessa, estendendo l'obbligo ad apprendere la lingua dell'altro gruppo, «è obbligatorio l’insegnamento della seconda lingua che è impartito da docenti per i quali tale lingua è quella materna. (…)». Non vieta ovviamente l'apprendimento di altre lingue –che non possono essere apprese in lingua materna– né il potenziamento dell'insegnamento in altre lingue. In tutti contesti CLIL infatti si istituisce un team di docenti, uno di lingua e uno di disciplina non linguistica (DNL) – che è il docente CLIL di riferimento normativo – che ha il compito di perseguire obbiettivi disciplinari attraverso l'uso di una lingua diversa da quella materna e che dovrà valutare i risultati dell'alunno. Il docente responsabile CLIL è un docente di madrelingua, che utilizza una lingua diversa, i cui risultati linguistici vanno programmati col collega docente di lingua, ma che -con quote orario diverse (mediamente dal 50% sul monte ore annuo, come anche da indicazioni provinciali e nazionali)- propone contenuti disciplinari con metodologie varie e strutturate: appunto, il cooperative learning, le forme di co-teaching in classe, le nuove tecnologie applicate al lavoro quotidiano, e via dicendo. Non vengono toccate né le ore di madrelingua, né quelle di L2: i progetti CLIL rimangono in capo ai titolari di disciplina, preferibilmente di quelle materie in cui forte sia la natura laboratoriale, interattiva, operativa.

Bibliografia essenziale

Marsh, D. (2002): CLIL/EMILE – The European Dimension: Actions, Trends and Foresight Potential. Bruxelles: The European Union.
Marsh, D., Maljers, A. & Hartiala, A.-K. (2001): Profiling European CLIL Classrooms – Languages Open Doors. Jyväskylä: University of Jyväskylä.
Wolff, D. (2007): Insegnamento bilingue delle materie specialistiche in Europa: tentativo di fornire un quadro sistematico”, Pubblicato da FluL.

 

a cura di Andrea Felis,
Ispettore scolastico, Dipartimento Istruzione e Formazione italiana