FAQ

Nachfolgende Antworten wurden von der aus Vertretern des Südtiroler Gemeindenverbandes und der Abteilung Natur, Landschaft und Raumentwicklung eingesetzten Arbeitsgruppe ausgearbeitet.

Die Antwort erfolgt jeweils in der verwendeten Sprache der Anfrage.

Die Fragen und Antworten sind den Sachbereichen (Titeln) des Landesgesetzes Raum und Landschaft zugeordnet.

Die Antworten auf die einzelnen Fragestellungen erfolgen im Hinblick auf eine bestmögliche operative Umsetzung des L.G. Nr. 9/2018. Es wird präzisiert, dass die getroffenen Auslegungen im Laufe der Zeit durch nachfolgend eintretende Umstände, wie z.B. durch Gesetzesänderungen oder die Rechtsprechung Änderung erfahren können.

[Allgemeines]

Art. 103, comma 5 L.P. n. 9/2018 - Individuazione dell’area insediabile - Agglomerati di edifici / Art. 103 Absatz 5 des LG. Nr. 9/2018 - Siedlungsgebiet - Zusammenhängende Siedlungsbereiche

Con riferimento all’art. 103, comma 5 della L.P. n. 9/2018, in base al quale per area insediabile fino all'approvazione del programma di sviluppo comunale si intendono i centri edificati "ovvero quegli agglomerati connessi con più di 10 edifici", si fa notare che la congiunzione “ovvero” co-sì utilizzata può avere un significato disgiuntivo (“o”) oppure esplicativo (“per meglio dire”) ma in nessun caso aggiuntivo (“e”), con la conseguenza che i due requisiti devono necessariamente intendersi come alternativi tra loro. A tal proposito si pongono pertanto le seguenti questioni: 1) Quale requisito deve considerarsi prevalente tra il centro edificato e gli agglomerati di edifici ai fini dell’individuazione provvisoria dell’area insediabile?; 2) Che cosa si intende con l’aggettivo “connessi” riferito in particolare agli agglomerati di edifici: connessione tra gli agglomerati stes-si o al cento edificato o rispetto di una distanza massima nella distribuzione degli edifici?

Ai sensi dell’articolo 17, comma 3 della L.P. n. 9 del 10.07.2018 (“Territorio e Paesaggio” - LPTP), l’“area insediabile” perimetrata nel programma di sviluppo comunale di cui all’articolo 51 della medesima legge deve ricomprendere “le aree già urbanizzate e le aree previste dal piano comunale per il territorio e il paesaggio da destinare allo sviluppo degli insediamenti [all’interno del territorio del singolo Comune]” per la durata “del periodo di validità del programma”. I criteri per la perimetrazione di tale area e per la quantificazione e il monitoraggio del consumo di suolo all’interno della stessa si trovano poi definiti - ai sensi del comma 6, lett. a) del medesimo articolo - nel regolamento di esecuzione di cui al decreto del Presidente della Provincia n. 31 del 23.11.2018, il quale stabilisce che l’area insediabile così definita “comprende le zone con le destinazioni urbanistiche di cui all'art. 22, comma 1 della legge [inclusi gli spazi verdi urbani ad esse connessi e le aree adatte allo sviluppo urbano o” (articolo 2) ed è delimitata con l’obiettivo specifico della “separazione strutturale delle aree abitate e del paesaggio non insediato ai fini del contenimento e del costante monitoraggio del consumo di suolo […]” (articolo 3), fermo restando che la delimitazione concreta delle relative superfici deve avvenire secondo i parametri a tal fine stabiliti dall’articolo 4 del citato decreto (tra cui, in particolare, il collegamento delle stesse con “l’area urbanizzata” e la loro “struttura insediativa compatta e continua”). Sempre con riguardo alla pianificazione comunale dei nuovi insediamenti, si ricordi inoltre che l’articolo 22 della LPTP dispone che le zone edificabili sono da perimetrarsi in ogni caso “in forma omogenea, compatta e chiusa […]” e che “devono essere contigue alle zone edificabili esistenti” in quanto già individuate nello stesso comune.

Rispetto alla disciplina generale in tal modo descritta, il richiamato articolo 103, comma 5 della LPTP individua una disposizione transitoria destinata ad applicarsi in attesa che i Comuni procedano all’approvazione del suddetto programma di sviluppo comunale, stabilendo a tal fine che - in mancanza di quest’ultimo - per area insediabile nell’accezione suddetta debbano intendersi “i centri edificati ai sensi dell’articolo 12 della legge provinciale 15 aprile 1991, n. 10, e successive modifiche, ovvero quegli agglomerati connessi con più di dieci edifici ad uso abitazione con una densità edificabile di almeno 1,0 mc/mq”. Coerentemente con la finalità transitoria di tale previsione, la quale sostituisce - per il periodo interessato - la delimitazione che dovrà essere adottata dai singoli comuni nei rispettivi programmi, i criteri nella stessa stabiliti per la delimitazione provvisoria dell’area insediabile devono quindi essere intesi alla luce dei medesimi obiettivi di limitazione dei nuovi insediamenti e di contenimento del consumo di suolo di cui al D.P.P. n. 31/2018 sopra richiamato, mirando a loro volta ad assicurare - fino all’approvazione definitiva del programma di sviluppo comunale - un’opportuna separazione nel territorio del Comune tra aree a destinazione naturale ed aree destinate allo sviluppo edilizio. Nel caso del primo requisito stabilito dalla legge, per cui l’area insediabile coincide con i “centri edificati” di cui all’articolo 12 della L.P. n. 10/1991 (“Espropriazioni per pubblica utilità”), tale finalità è a ben vedere implicita nella stessa definizione di centro edificato, il quale comprende “tutte le aree edificate ed i lotti interclusi” entro un perimetro continuo, ad esclusione “degli insediamenti sparsi e delle case singole”. Il requisito aggiuntivo degli “agglomerati connessi con più di dieci edifici ad uso abitazione” è stato invece introdotto - quanto meno in origine - per tener conto di quelle aree insediative del territorio comunale che, pur non essendo formalmente ricomprese nel perimetro chiuso del centro edificato, risultassero nondimeno già significativamente destinate a fini residenziali e apparissero di conseguenza a loro volta suscettibili di successivi ed ulteriori sviluppi urbanistici; tanto più che la stessa disposizione precisa espressamente che le aree interessate devono essere caratterizzate da una densità edificatoria minima pari ad 1,0 m3/m2 e dalla presenza - al loro interno - di un numero di edifici non inferiore a dieci.

Quanto al requisito degli “agglomerati di edifici connessi” in tal modo definito, tuttavia, deve osservarsi come la sua applicazione nella prassi operativa risulti oggi necessariamente circoscritta dalle limitazioni imposte - dal medesimo art. 103, comma 5 della LPTP - all’attività pianificatoria di competenza dei comuni nella fase transitoria di applicazione della legge. Ai sensi della formulazione attuale della citata previsione, modificata da ultimo con l’art. 30, comma 2 della L.P. 17 dicembre 2020, n. 15, “nello stesso periodo” [ossia fino all’approvazione definitiva del programma di sviluppo comunale] i Comuni possono infatti procedere - con le modalità dell’art. 54, comma 1 della LPTP - “a modifiche delle destinazioni delle aree e degli indici” urbanistici esclusivamente nell’ambito “del centro edificato” come sopra qualificato ai sensi della L.P. n. 10/1991; dal che si ricava - quanto meno indirettamente - che anche l’inclusione nell’area insediabile di superfici e agglomerati urbani non ricompresi nel perimetro esterno del centro edificato potrebbe in concreto considerarsi ammissibile soltanto a condizione che non richieda una contestuale modifica delle destinazioni urbanistiche delle aree interessate o degli indici edilizi per le stesse stabiliti (ossia laddove le relative superfici presentino già delle caratteristiche uniformi rispetto a quelle collocate all’interno del centro edificato). Ciò premesso, deve quindi concludersi che - per effetto delle limitazioni successivamente introdotte all’attività pianificatoria dei comuni nella fase transitoria antecedente all’approvazione del programma di sviluppo comunale - il requisito aggiuntivo degli agglomerati di edifici connessi di cui all’art. 103, comma 5 LPTP risulti ormai privo di una rilevanza pratica ai fini della individuazione dell’area insediabile, coincidendo quest’ultima - necessariamente ed esclusivamente - con l’oggettiva individuazione del centro edificato ai sensi dell’art. 12 della L.P. n. 10/1991.

Datum: 30.3.2021
[Raumordnung]

Löschung einer Pflichtkonventionierung/ Cancellazione di un vincolo di convenzionamento obbligatorio

Die Gemeinde hat nach dem 30.06.2020 zwei Anfragen um Löschung der Konventionierungsbindung gemäß Art. 79 des Landesraumordnungsgesetzes vom 11. August 1997, Nr. 13, erhalten. Der Gemeinderat hat im Jahr 2008 eine entsprechende Verordnung im Sinne des Art. 79/bis Abs. 1 des L.G. Nr. 13/1997 genehmigt. Demzufolge war es bisher möglich, durch die Bezahlung von 90% der Baukosten (bzw. 25% in strukturschwachen Gebieten) die Löschung der Bindung zu beantragen. Kann die Löschung von Konventionierungsbindungen, die 2010 bzw. 2018 eingetragen wurden, noch im Sinne der Verordnung bzw. des alten Art. 79/bis gemacht werden?

Für die Pflichtkonventionierungen, d.h. für Konventionierungsbindungen, die aufgrund einer gesetzlichen Verpflichtung übernommen wurden, war gemäß Art. 79/bis des nunmehr aufgehobenen Landesraumordnungsgesetzes (Landesgesetz vom 11. August 1997, Nr. 13, kurz: LROG) eine diesbezügliche von der Gemeinde beschlossene und von der Landesregierung genehmigten Verordnung Voraussetzung für die Löschung der Bindung im Grundbuch. Dabei war die Bezahlung eines Betrages vorgesehen, der in strukturschwachen Gebieten 25 Prozent und in den restlichen Gebieten 90 Prozent der Baukosten entsprach. Gemäß Art. 39 Absatz 6 des neuen Landesgesetzes „Raum und Landschaft“ vom 10. Juli 2018, Nr. 9 (LGRL) erlassen die Gemeinden eine Verordnung, in der die Bedingungen für die Löschung der Bindung als Wohnung für Ansässige festgelegt werden. Der Art. 39 Absatz 6 LGRL hat die aufgrund einer gesetzlichen Verpflichtung übernommen Bindungen zum Gegenstand, während Art. 39 Absatz 6-ter die Löschung der freiwilligen Bindungen regelt. Für Letztere sind eine Unbedenklichkeitserklärung des Bürgermeisters/der Bürgermeisterin sowie die Entrichtung der Baukostenabgabe ausreichend, wie bisher von Art. 79 Absatz 14 des LROG vorgesehen. Für die Löschung der verpflichtenden Bindungen sieht Art. 39 Absatz 6 hingegen folgende zwingende Voraussetzungen vor, die den Rahmen der zu erlassenden Gemeindeverordnungen vorgeben: „Voraussetzung für die Löschung der Bindung im Grundbuch ist auf jeden Fall die Zahlung der Eingriffsgebühr, sofern diese noch nicht entrichtet wurde, und eines weiteren Betrages in Höhe von höchstens 200 Prozent der Baukosten laut Artikel 80 Absatz 1. Die Bindung darf auf keinen Fall gelöscht werden, wenn es sich um Wohnungen mit Preisbindung laut Artikel 40 oder um Wohnungen handelt, welche auf Flächen für den geförderten Wohnbau oder außerhalb des Siedlungsgebietes errichtet worden sind. Die Löschung ist weiters ausgeschlossen für Wohnungen, welche nicht mindestens 10 Jahre rechtmäßig besetzt wurden, es sei denn, der Eigentümer/die Eigentümerin weist nach, dass es tatsächlich und fortwährend unmöglich, beziehungsweise besonders schwer möglich ist, die Wohnung mit einer berechtigten Person zu besetzen.“
Gemäß der Übergangsbestimmung von Art. 103 Absatz 13 LGRL haben die Verordnungen gemäß Art. 39 Absatz 6 LGRL, sofern nicht ausdrücklich anders bestimmt, auch jene Bindungen zum Gegenstand, welche aufgrund früherer Gesetze zum Zweck der Sicherstellung des Wohnbedarfes für die ansässige Bevölkerung auferlegt wurden. Die von den Gemeinden gemäß Art. 79/bis des LROG erlassenen Verordnungen sind aufgrund der Aufhebung der gesetzlichen Bestimmung auf der sie fußen (Art. 79/bis LROG), als obsolet anzusehen. Die Möglichkeit der Löschung einer Pflichtkonventionierung besteht folglich erst dann, wenn die entsprechende Gemeindeverordnung gemäß Art. 39 Absatz 6 LGRL erlassen wird und die nunmehr geltenden gesetzlichen Voraussetzungen erfüllt sind. Zur Fragestellung liegen derzeit allerdings noch keine entsprechenden Entscheidungen der Grundbuchsrichter vor.

Datum: 30.3.2021
[Eingriffsgenehmigungen]

Genehmigung für die Errichtung eines Geräteschuppens/ Titolo abilitativo per la realizzazione di un ripostiglio per attrezzi

Welche baurechtliche Genehmigung ist für die Errichtung eines Geräteschuppens (Gartenhauses) erforderlich? Gemäß geltender Bauordnung ist für Hütten zwecks Ablage von Werkzeug und Geräten mit den Abmessungen 1,5 m x 1,5 m x 2,30 m keine Baukonzession und keine Baubeginnmeldung erforderlich. Gemäß Anhang A - A 19) zum Landesgesetz „Raum und Landschaft“ ist für einzelne bewegliche Bauwerke in Holz für die Unterbringung landwirtschaftlicher Werkzeuge, mit überdachter Fläche bis zu 5 m² und einfacher Verankerung am Boden ohne Fundamente oder Mauerwerk keine landschaftsrechtliche Genehmigung vorgeschrieben.

Grundsätzlich handelt es sich bei der Errichtung von neuen oberirdischen Bauten um Neubaumaßnahmen im Sinne von Art. 62 Absatz 1 Buchstabe e) Ziffer 1) des Landesgesetzes „Raum und Landschaft“ vom 10. Juli 2018, Nr. 9 (LGRL), die einer Baugenehmigung unterliegen – siehe Anhang  D – D 1) zum LGRL. Dies gilt gemäß Art. 62 Absatz 1 Buchstabe e) Ziffer 5) auch dann, wenn es sich um Fertigbauten oder Leichtkonstruktionen handelt, die für einen dauerhaften Bedarf (z.B. als Lager) verwendet werden. In diesem Sinne hat das Verwaltungsgericht Kampanien (Urteil Nr. 1607/2020) festgehalten: “[…] anche i manufatti leggeri adibiti a depositi o magazzini rientrano, come indicato nell’art. 3 lett. e, n. 5 del d.P.R. 380/2001, tra gli interventi edilizi realizzabili previo rilascio del permesso di costruire, salvo che siano volti a soddisfare esigenze meramente temporanee, ovvero una necessità contingente, realizzata la quale l’intervento viene rimosso (è necessario pertanto il permesso di costruire ex art. 10 d.P.R. 38072001, “allorquando vi sia un'oggettiva idoneità del manufatto a incidere stabilmente sullo stato dei luoghi, essendo l'opera destinata a dare un'utilità prolungata nel tempo, ancorché a termine, in relazione all'obiettiva e intrinseca natura della costruzione” Cons. Stato Sez. VI, 13 novembre 2019, n. 7792).“
Wenn es sich hingegen um Baulichkeiten handelt, die wegen ihrer geringfügigen Ausmaße nicht zu einer „baulichen und raumordnerischen Umwandlung des Gebiets“ (siehe Art. 62 Absatz 1 Buchstabe e) LGRL) führen, gelten diese nicht als Neubaumaßnahmen und es ist keine Baugenehmigung erforderlich. Dazu zählen u.a. die von Anhang C – C 8) des LGRL vorgesehenen „Ausstattungselemente für Gebäudezubehörflächen“, die als freie Baumaßnahmen (Art. 71 Absatz 1 des LGRL) keinem Baurechtstitel unterliegen. Im Glossar “elenco non esaustivo delle principali opere edilizie realizzabili in regime di attività edilizia libera”, das im Sinne von Art. 1 Absatz 2 des staatlichen Legislativdekrets vom 25. November; Nr. 222, mit Ministerialdekret vom 2. März 2018 genehmigt wurde, werden auch Geräteschuppen als solche Ausstattungselemente (elemento di arredo delle aree pertinenziali degli edifici) angeführt: “ripostiglio per attrezzi, manufatto accessorio di limitate dimensioni e non stabilmente infisso al suolo”. Es kann daher festgehalten werden, dass Geräteschuppen (Gartenhäuser) mit sehr bescheidenen Ausmaßen, die als Zubehör zu bestehenden Gebäuden errichtet werden, als freie Eingriffe anzusehen sind – siehe z.B. das Urteil des Verwaltungsgerichts Kampanien vom 18.01.2021, Nr. 374: „Un deposito agricolo di limitate dimensioni posto in termini accessori rispetto ad un immobile principale, ha natura di pertinenza con conseguente insussistenza dei presupposti per la demolizione non trattandosi di opera soggetta a concessione edilizia e/o permesso di costruire.” Siehe auch die Urteile der Verwaltungsgerichte Emilia-Romagna, Parma vom 15.03.2016, Nr. 91 und Lazio, Roma vom 17.02.2017, Nr. 2591.
Gartenhäuser, die als freie Eingriffe errichtet werden, sind der Lagerung von Werkzeugen und Geräten vorbehalten und dürfen nicht für den Aufenthalt von Personen genutzt werden. Die Vorgaben der geltenden Planungsinstrumente sind zu beachten. Die in den derzeit noch geltenden Bauordnungen vorgesehenen Maße (1,5 m x 1,5 m x 2,3 m) können im Hinblick auf die Geringfügigkeit dieser Baulichkeiten von den Gemeinden weiterhin berücksichtigt werden. Es wird aber betont, dass die Bestimmungen über die Baurechtstitel nunmehr im Landesgesetz Nr. 9/2018 verankert sind und die geltenden Bauordnungen gemäß Art. 103 Absatz 20 des LGRL bis zum 30. Juni 2021 mit dem Vorbehalt verlängert wurden, „soweit sie mit den Bestimmungen des Gesetzes und den erlassenen Durchführungsbestimmungen im Einklang stehen.“ Geräteschuppen, die wegen ihrer bescheidenen Ausmaße als freie Eingriffe kategorisiert werden können, sind auch auf den Natur- und Agrarflächen zulässig, insoweit das von Art. 17 Absatz 4 LGRL vorgesehene Bauverbot ausschließlich Neubaumaßnahmen und Änderungen der urbanistischen Zweckbestimmung zum Gegenstand hat. Besondere Vorschriften der landschaftlichen Unterschutzstellungen bleiben aber aufrecht und sind zu berücksichtigen. In den von Anhang A – A 19) Buchstabe c) zum LGRL vorgesehenen Fällen ist keine landschaftsrechtliche Genehmigung erforderlich.

Datum: 23.3.2021
[Planungsinstrumente]

Freizeitanlagen/ Impianti per attività ricreative

Die Gemeinde möchte in Zusammenarbeit mit dem Tourismusverein drei Übungsrouten für Mountainbike für Kinder verschiedenen Schwierigkeitsgrades, sowie ein Pumptrack (speziell geschaffene Mountainbikestrecke) im landwirtschaftlichen Grün, auf Privatgrund, errichten. Laut Art. 17 des neuen Landesgesetzes „Raum und Landschaft" Nr. 9/2018 sind in den Natur- und Agrargebieten keine Neubaumaßnahmen und keine urbanistisch relevanten Nutzungsänderungen zulässig. Aufgrund welcher Bestimmung bzw. Vorgangsweise könnte ein solches Vorhaben zwecks sportlicher Freizeitgestaltung für Kinder genehmigt werden? Ist hierfür die Abänderung des Landschaftsplanes und der entsprechenden Durchführungsbestimmungen notwendig, um darin solche Anlagen vorsehen zu können und welche Baurechtstitel sind dann dafür notwendig? Kann Artikel 70 (Tätigkeit der öffentlichen Verwaltung) angewandt werden, auch wenn es sich um ein Privatgrundstück handelt?

Die Natur und Agrarflächen gemäß Art. 13 des Landesgesetzes „Raum und Landschaft“ vom 10. Juli 2018, Nr. 9, (LGRL), d.h. die Widmungskategorien a) Landwirtschaftsgebiet, b) Wald, c) bestockte Wiese und Weide, d) Weidegebiet und alpines Grünland, e) Felsregion und Gletscher, f) Gewässer werden durch die Landschaftsplanung „festgelegt, abgegrenzt und geregelt“. Gemäß Art. 47 LGRL enthält der Landschaftsplan die spezifischen Schutzbestimmungen und Nutzungsvorschriften für die geschützten Liegenschaften laut Art. 11 und 12 LGRL. Die Nutzung von Natur- und Agrarflächen für Freizeitanlagen muss demnach vom Landschaftsplan eigens vorgesehen und geregelt werden. Auf der Grundlage von Art. 107 Absatz 14 des Landesraumordnungsgesetzes vom 11. August 1997, Nr. 13 (LROG) war bislang die Anmerkung von Freizeitanlagen im Bauleitplan vorgesehen, wobei es sich um eine Überlagerung auf Flächen handelte, die als Landwirtschaftsgebiet, alpines Grün und Waldgebiet im Bauleitplan ausgewiesen waren und diese urbanistische Widmung beibehielten. Voraussetzung war, dass die Anlagen für Freizeittätigkeiten eine beschränkte Nutzungsdauer hatten und die Bodenoberflächen unverändert belassen wurden. Ein ähnliches Konzept könnte nunmehr mit einer eigenen graphischen Kennzeichnung von Flächen im Landschaftsplan und Bestimmungen zur Ausübung von Freizeittätigkeiten verfolgt werden. Dabei ist zu gewährleisten, dass die Widmung als Natur- und Agrarflächen sowie die Charakteristik des Geländes beibehalten werden und Erdbewegungen nur im unbedingt erforderlichen Ausmaß für die Ausübung der Freizeittätigkeiten erfolgen. Jegliche Bauführung ist untersagt, da Art. 17 Absatz 4 des LGRL grundsätzlich ein Bauverbot für die Natur- und Agrarflächen vorsieht. Es ist davon auszugehen, dass Forstwege, Almwege und Wanderwege nicht eigens als Freizeitanlagen im Landschaftsplan gekennzeichnet werden müssen, auch wenn diese gleichzeitig als Naturrodelbahnen, Langlaufloipen, Themenwege o.Ä. genutzt werden.
Für die Genehmigung von Maßnahmen der Gemeinden kommen die Bestimmungen von Art. 70 LGRL zur Anwendung.

Datum: 23.3.2021
[Planungsinstrumente]

Die Gemeinde hat einen genehmigten Gefahrenzonenplan (GZP). Ein Bürger möchte Arbeiten zum Abbruch und Wiederaufbau eines Gebäudes durchführen. Dieses Gebäude liegt außerhalb des vom GZP untersuchten Bereiches. Das betreffende Gebiet müsste nun untersucht und der GZP für diese Zone geändert werden.
Der Art. 56 des Landesgesetzes vom 10. Juli 2018, Nr. 9 („Raum und Landschaft“, in der Folge: LGRL) sieht vor, dass für die Genehmigung des GZP die Bestimmungen laut Art. 53 des LGRL angewandt werden. Für Änderungen des GZP nach Errichtung von Schutzbauten durch Land oder Gemeinde sind besondere Bestimmungen vorgesehen.

Werden für den Fall, dass Gebiete, welche nicht untersucht worden sind und in den GZP aufgenommen werden sollen, immer die Bestimmungen für die Genehmigung laut Art. 53 des LGRL angewandt oder können für Änderungen am GZP die Bestimmungen laut Art. 54 des LGRL für Änderungen des Gemeindeplanes für Raum und Landschaft angewandt werden?

In Bezug auf den von der Gemeinde geschilderten Fall wird zunächst festgehalten, dass das Ergebnis der für den geplanten Baueingriff vorzunehmenden Gefahrenprüfung keine unmittelbare Änderung des GZP bedingt.
Der Art. 3 Abs. 3 des Dekretes des Landeshauptmanns vom 10. Oktober 2019, Nr. 23 („Gefahrenzonenpläne“) sieht vor, dass „in den in den Plänen nicht untersuchten Gebieten“ […] „sämtliche Eingriffe der vorherigen Prüfung der hydrogeologischen Gefahr laut Art. 10 unterzogen werden sowie, sofern von dieser Verordnung vorgesehen, der Prüfung der hydrogeologischen Kompatibilität laut Art. 11“. Was bestehende Gebäude betrifft, so sind laut Art. 3 Abs. 3 lediglich die Eingriffe im Rahmen der ordentlichen oder außerordentlichen Instandhaltung, sowie die Anpassung der Gebäude an die geltenden Hygiene- und Gesundheitsvorschriften von diesen Prüfpflichten ausgenommen. Im konkreten Fall ist für den Wiederaufbau des Gebäudes in einem vom genehmigten Gefahrenzonenplan nicht untersuchten Bereich zunächst die Prüfung der hydrogeologischen Gefahr laut Art. 10 der Verordnung erforderlich. Die Ergebnisse dieser Gefahrenprüfung werden, wie bereits eingangs dargelegt, nicht unmittelbar, sondern im Zuge einer Überarbeitung oder Änderung des GZP in den Plan aufgenommen (siehe Art. 10 Abs. 3 des LGRL).
Was nun das Verfahren für die Genehmigung bzw. Änderung des GZP betrifft, so wird zunächst Folgendes in Erinnerung gerufen:
Die Gemeinde erstellt den GZP unter Beachtung der Richtlinien für die Erstellung der Gefahrenzonenpläne, welche mit Beschluss der Landesregierung vom 13. September 2016, Nr. 989, genehmigt wurden. Auf die Genehmigung des GZP wird laut Art. 56 des LGRL das Verfahren laut Art. 53 (Verfahren zur Genehmigung des Gemeindeentwicklungsprogramms und des Gemeindeplans für Raum und Landschaft) angewandt. Die Landesregierung entscheidet in diesem Falle jedoch nicht nach Anhören der Landeskommission für Raum und Landschaft, sondern nach Anhören der zuständigen Ämter der Landesabteilungen Natur, Landschaft und Raumentwicklung, Forstwirtschaft, des für Geologie und Baustoffprüfung zuständigen Landesamts sowie der Landesagentur für Bevölkerungsschutz; diese Begutachtung erfolgt in der Praxis in einer hierfür seitens der Landesabteilung Natur, Landschaft und Raumentwicklung eigens einberufenen Konferenz der genannten Dienststellen. Änderungen am Gefahrenzonenplan erfolgen nach dem Verfahren laut Art. 54 Abs. 2 des LGRL.
Ein verkürztes Verfahren ist für die Änderungen am GZP infolge von Sicherungsmaßnahmen, die von der Landesverwaltung oder den Gemeinden durchgeführt wurden, vorgesehen; diese Änderungen können laut Art. 56 des LGRL durch die Landesregierung nach Anhören der zuständigen Ämter in einem verkürzten Verfahren genehmigt werden, wobei die vorhergehenden Verfahrensschritte laut Art. 53 entfallen (also die Begutachtung des Entwurfs durch die Gemeindekommission für Raum und Landschaft, die Beschlussfassung durch den Gemeinderat, die Veröffentlichung an der Amtstafel der Gemeinde und im Bürgernetz für 30 aufeinanderfolgende Tage mit der Möglichkeit der Vorbringung von Anmerkungen seitens der Bevölkerung, sowie die Begutachtung der geplanten Änderung seitens des Gemeinderats nach der Begutachtung in der Konferenz der Dienststellen). Wurden die Sicherungsmaßnahmen durch die Gemeinde durchgeführt, so übermittelt diese der Landesabteilung Natur, Landschaft und Raumentwicklung eine Mitteilung, in welcher sie bestätigt, dass die entsprechenden Sicherungsmaßnahmen durch die Gemeinde durchgeführt wurden, sowie die entsprechenden Unterlagen für die Änderung des GZP (Kurzbericht und Gefahrenzonenkarte in deutscher und italienischer Fassung).
Laut Art. 56 Abs. 3 des LGRL wird der Gefahrenzonenplan nur dann geändert, „wenn neue Erkenntnisse vorliegen oder wenn sich die Gefahrensituationen infolge der Errichtung von Schutzbauten oder durch sonstige Ereignisse erheblich ändern“ (Art. 56 Abs. 3 des LGRL).

Datum: 23.2.2021
[Raumordnung]

Die Gemeinde möchte eine neue Wohnbauzone ausweisen. Bis zur Erstellung des Gemeindeentwicklungsplanes ist dies nur angrenzend an eine bereits bestehende Zone möglich. Außerdem kann nur mehr ein Mischgebiet ausgewiesen werden. Für das Mischgebiet ist vorgesehen, dass mindestens 60% für den Wohnbau vorbehalten sind und wiederum 40% für den geförderten Wohnbau vorgesehen sind. Es ergeben sich folgende Fragen:

- Sofern ein Mischgebiet mit 100% Wohnnutzung ausgewiesen werden soll, werden die 40 %, welche dem geförderten Wohnbau zur Verfügung stehen, dann auf die gesamten 100% gerechnet? Ist eine Abweichung von diesen Prozentsätzen möglich (immer unter der Voraussetzung, dass 40% von 60% für den geförderten Wohnbau zur Verfügung stehen)?
- Früher war es möglich, dass der Bauherr die Ausarbeitung des Durchführungsplanes übernommen hat und dann ein Prozentsatz von 55% (gefördert) und 45% (freier Wohnbau) zur Anwendung kam? Ist dies nach wie vor möglich?
- Ist die Einhebung des Planungsmehrwertes bei einem Wohngebiet mit Mischnutzung in Form eines Geldbetrages, welcher 30% des Marktwertes der Fläche ausmacht, überhaupt möglich?

In der Übergangsphase - also bis zur Genehmigung des in Art. 51 des Landesgesetzes vom 10. Juli 2018, Nr. 9 („Raum und Landschaft“, in der Folge: LGRL) vorgesehenen Gemeindeentwicklungsprogramms und damit bis zur Abgrenzung des Siedlungsgebiets - kann die Landesregierung Anträge der Gemeinden für die Ausweisung neuer Baugebiete, die an bestehende Baugebiete angrenzen müssen, nach dem Verfahren laut Art. 54 Abs. 2 des LGRL genehmigen. Laut Art. 19 Abs. 1 des LGRL ist die Gemeinde verpflichtet, bei der Ausweisung von Wohngebieten mit Mischnutzung, einen Teil der so entstehenden Erhöhung des Marktwerts der betroffenen Liegenschaft (Planungsmehrwert) einzuheben. Dies geschieht durch den Erwerb von 60 Prozent der Fläche zur Hälfte des Marktwerts. Die so erworbenen Flächen sind dem geförderten Wohnbau oder Wohnungen mit Preisbindung vorbehalten. Jedenfalls muss laut Art. 24 Abs. 3 des LGRL sichergestellt werden, dass mindestens 40 % der Fläche des neu auszuweisenden Wohngebiets mit Mischnutzung dem geförderten Wohnbau vorbehalten werden (also 40 % von 100 %). Das LGRL sieht keinen Anreiz ähnlich jenem im Art. 37 des mittlerweile abgeschafften Landesgesetzes vom 11. August 1997, Nr. 13 für die Erstellung des Durchführungsplans seitens der privaten Eigentümer mehr vor.
Was die Frage betrifft, ob die Einhebung des Planungsmehrwerts im Falle der Ausweisung eines Wohngebiets mit Mischnutzung auch in Form eines Geldbetrags erfolgen kann, so wird auf die bereits veröffentlichte Antwort zum Art. 19 Abs. 7 des LGRL vom 02.02.2021 verwiesen, in welcher dargelegt wurde, dass der einzubehaltende Teil des Planungsmehrwerts lediglich im Falle der Ausweisung von Wohngebieten mit Mischnutzung von maximal 1.000 m² (Zusatzbaugebiete) durch Einhebung eines Geldbetrags erfolgen darf.

Datum: 23.2.2021
[Raumordnung]

Erweiterung von Wohngebäuden im Landwirtschaftsgebiet
Der Art. 17 Abs. 5 des Landesgesetzes vom 10. Juli 2018, Nr. 9 („Raum und Landschaft“, in der Folge: LGRL) regelt die Erweiterung von Wohngebäuden im Landwirtschaftsgebiet und knüpft diese an eine Reihe von Bedingungen, unter anderem auch an den Umstand, dass die zu erweiternden Gebäude seit dem 24. Oktober 1973 eine Bestandsbaumasse von mindestens 300 m aufweisen. Welche Baumasse muss als Bestand betrachtet werden, wenn das Gebäude in der Zwischenzeit unter Inanspruchnahme des Baurechts laut mittlerweile abgeschafftem Art. 128/ter des Landesgesetzes vom 11. August 1997, Nr. 13, für die Privatzimmervermietungstätigkeit erweitert wurde? Darf man von der Bestandskubatur die Erweiterungen laut dem obengenannten Sonderbaurecht abziehen und sodann die Erweiterung auf 1.000 m³ vornehmen, auch wenn die Endbaumasse, die sich daraus ergibt, die maximal zulässigen 1.000 m³ überschreitet?

Der Art. 17 Abs. 5 des LGRL bestimmt: „Vorbehaltlich anderslautender Bestimmungen im Landschaftsplan dürfen Wohngebäude, die seit 24. Oktober 1973 mit einer Baumasse von mindestens 300 m³ im Landwirtschaftsgebiet bestehen und nicht zu einem geschlossenen Hof gehören, auf maximal 1.000 m³ erweitert werden. Die Erweiterung muss für Wohnungen für Ansässige laut Artikel 39 verwendet werden. Die Erweiterung kann auch im Rahmen des Abbruchs und Wiederaufbaus am selben Standort und mit derselben Zweckbestimmung, ohne Erhöhung der Gebäudezahl, erfolgen. Bei der Ausweisung laut Artikel 19 Absatz 1 Buchstabe a) der vom Gebäude besetzten Fläche wird für die Berechnung des Planungsmehrwertes laut Artikel 19 Absatz 5 der ursprüngliche Bestand vor Anwendung der Erweiterungsmöglichkeit laut diesem Absatz herangezogen.“
Im Falle der bereits erfolgten Inanspruchnahme des Sonderbaurechts für die Tätigkeit der Privatzimmervermietung laut Art. 128/ter des mittlerweile abgeschafften Landesgesetzes vom 11. August 1997, Nr. 13, ist keine Kumulierbarkeit mit dem Baurecht laut Art. 17 Abs. 5 des LGRL  gegeben. Mit dem Dekret des Landeshauptmanns vom 26. Juni 2020, Nr. 24 (Verordnung zum Bauwesen) wurden in Südtirol landesweit gültige einheitliche Vorschriften zur Berechnung der Baumasse erlassen. Die vorgesehenen Berechnungsmethoden kommen seit dem 1. Juli zur Anwendung, unabhängig davon, ob es sich um bereits bestehende oder um neu zu errichtende Baumassen handelt. Im konkreten Fall wird daher die für die Privatzimmervermietung zusätzlich beanspruchte Baumasse zur Bestandsbaumasse gezählt und die höchstzulässige Baumasse darf 1.000 m nicht überschreiten. Diesbezüglich wird nochmals in Erinnerung gerufen, dass die Baumasse, die für die Privatzimmervermietung verwendet wird, der urbanistischen Zweckbestimmung laut Art. 23 Abs. 1 Buchstabe a) „Wohnen“ zuzuordnen ist und dass in der Folge eine Kumulierbarkeit bedeuten würde, dass ein Wohngebäude mittels Erweiterung der Wohnkubatur die höchstzulässige Baumasse von 1.000 m³ überschreiten würde, was als nicht zulässig angesehen werden muss.

Datum: 9.3.2021
[Eingriffsgenehmigungen]

Zulässige Eingriffe im Landwirtschaftsgebiet - Überdachungen - Art. 62 des L.G. Nr. 9/2018 / In-terventi ammissibili in zona di verde agricolo - Tettoie - Art. 62 della L.P. n. 9/2018

In welche urbanistische Kategorie fällt die Errichtung einer zusätzlichen Überdachung bei einem Wohngebäude im Landwirtschaftsgebiet (direkt angrenzend an den bestehenden Bau)? Handelt es sich dabei um eine Neubaumaßnahme gemäß Art. 62 Abs. 1 Buchst. e), Pkt. 1 des LG. Nr. 9/2018 („Erweiterung von bestehenden Bauten außerhalb der bisher bestehenden Bausubstanz“)?

In Bezug auf die Ausübung der (privatrechtlichen) Bautätigkeit in den als Landwirtschaftsgebiet aus-gewiesenen Zonen ist zunächst Folgendes festzuhalten: Gemäß Art. 13 des L.G. vom 10.07.2018, Nr. 9 („Raum und Landschaft“ - LGRL) werden die Natur- und Agrarflächen (Landwirtschaftsgebiet, Wald, bestockte Wiese und Weide, Weidegebiet und alpines Grünland, Felsregion und Gletscher sowie Ge-wässer) durch die geltende Landschaftsplanung festgelegt, abgegrenzt und geregelt. Dies bedeutet, dass der Landschaftsplan auch die zulässigen Tätigkeiten und Eingriffe auf diesen Flächen festlegt. Gemäß Art. 17 Absatz 4 des LGRL sind in den Natur- und Agrargebieten grundsätzlich keine Neubau-maßnahmen laut Art. 62 Absatz 1 Buchstabe e) des LGRL zulässig, sofern im LGRL nicht ausdrücklich anders vorgesehen. Dieses allgemeine Bauverbot schließt insbesondere die „Errichtung von neuen ober- oder unterirdischen Bauten oder die Erweiterung der bestehenden Bauten außerhalb der bisher bestehenden Bausubstanz, wobei für die Maßnahmen an Zubehörsbauten Ziffer 6) zu beachten ist“, aus. Laut auf Landesebene geltender urbanistischen Regelung ist die Verwirklichung von Überdachungen oder ähnlichen (vollständig oder teilweise) offenen Vordächern, die nicht für die Bewirtschaftung eines landwirtschaftlichen Betriebes erforderlich sind, lediglich in zwei Fällen ausdrücklich gestattet:

1) Der Art. 40/bis des LGRL sieht, als Nachfolgenorm von Art. 124 Absatz 1 des L.G. Nr. 13/1997, die Möglichkeit vor, „auf den Zubehörflächen von bestehenden einzelnen und Gebäuden im Miteigentum sowohl unterirdisch als auch im Freien unter geeigneten Schutzdächern, auch in Abweichung von den geltenden Planungsinstrumenten und Bauordnungen Fahrradabstellplätze“ zu verwirklichen, „die als Zu-behör zu den entsprechenden Gebäuden bestimmt werden“. Diese Regelung ist auf den Zweck be-schränkt, bereits bestehende Gebäude „an die Vorgaben des Mobilitäts- und Erreichbarkeitskonzepts der Gemeinde oder, in Ermangelung desselben, an jene der Verordnung laut Artikel 21 Absatz 1“ im Nachhinein anzupassen. Besondere und einschränkende Bestimmungen, die der Landschaftsplan enthalten kann, bleiben jedenfalls aufrecht (siehe dazu den letzten Satz des zitierten Art. 40/bis LGRL);

2) Gemäß Art. 37 Absatz 2/bis des LGRL ist „die Errichtung von Bienenständen, Lehrbienenständen, Holzhütten und Holzlagern“ auch „mit Flugdächern zulässig“, wobei die Landesregierung „die entspre-chenden [derzeit noch zu genehmigenden] Richtlinien“ erlässt und „das höchstzulässige Ausmaß der Baulichkeiten“ festlegen muss. Diese Möglichkeit ist jedoch nur dann gegeben, „sofern vom Land-schaftsplan ausdrücklich bestimmt“, sodass die Verwirklichung derartiger Bauwerke auf den Natur- und Agrarflächen für bestimmte Zonen des Gemeindegebietes beschränkt oder ausgeschlossen werden kann.

Es handelt sich in beiden Fällen um Sonderbestimmungen mit Ausnahmecharakter, die als solche nur auf die vom Gesetz ausdrücklich vorgesehenen Sachverhalte anwendbar sind (in diesem Sinne siehe z.B. Verwaltungsgericht. Bozen, Urteil Nr. 347/2009: „[…] Grundsätzlich herrscht in diesen Gebieten ein generelles Bauverbot, weshalb jede Bautätigkeit eine Ausnahme bildet mit der Folge, dass die im Ge-setzt taxativ aufgelisteten Ausnahmeregelungen restriktiv auszulegen sind“). Die Verwirklichung neuer Überdachungen, wenn auch als Zubau von bereits bestehenden Gebäuden, im Landwirtschaftsgebiet außerhalb der oben angeführten Ausnahmefälle muss demzufolge für nicht zulässig erachtet werden.

Als „Neubaumaßnahmen“ laut zitiertem Art. 62 Absatz 1, Buchstabe e) des LGRL sind nicht nur Eingrif-fe zur „Errichtung von neuen ober- oder unterirdischen Bauten oder die Erweiterung der bestehenden Bauten außerhalb der bisher bestehenden Bausubstanz“ im Sinne von Ziffer 1 desselben Buchstabens einzustufen, sondern auch (in residualer Form) alle anderen „Maßnahmen zur baulichen und raumordne-rischen Umwandlung des Gebiets“, die „nicht unter die Kategorien laut den vorhergehenden Buchstaben fallen“. Laut gefestigter Rechtsprechung zu den entsprechenden Bestimmungen laut Art. 3 Absatz 1 des staatlichen Einheitstextes zum Bauwesen (D.P.R. Nr. 380/2001) ist auch die Errichtung von Über-dachungen, welche die Kriterien der Stabilität und Beständigkeit erfüllen, der urbanistischen Kategorie der „Neubaumaßnahme“ zurückzuführen, wobei die Einstufung derartiger Bauwerke als Zubehörbauten zu bereits bestehenden Gebäuden im Sinne des oben angeführten Art. 62 Absatz 1, Ziffer 6) LGRL auf jeden Fall - d.h. auch beim einfachen Zubau - ausgeschlossen werden muss (in diesem Sinne vgl. z.B. Staatsrat, Urteil Nr. 319/2015 und VwG. Kampanien, Nr. 2596/2019: „la realizzazione di una tettoia va configurata sotto il profilo urbanistico come intervento di nuova costruzione e non di natura pertinenziale, essendo assente il requisito della individualità fisica e strutturale propria della pertinenza. Il manufatto costituisce infatti parte integrante dell'edificio e così costruzione“). Auch Überdachungen, die im Sinne der oben angeführten Ausnahmeregelungen - unter den dabei vorgesehenen Voraussetzungen - auf den Natur- und Agrarflächen verwirklicht werden können, sind demzufolge als Neuerrichtungen bzw. als Erweiterung von bestehenden Bauten gemäß Art. 62 Absatz 1, Buchstabe e) LGRL einzustufen und unterliegen als solche der Ausstellung einer Baugenehmigung im Sinne von Art. 72 und Anlage D - Buchstabe D1 desselben Gesetzes („Neubaumaßnahmen“).

Datum: 9.3.2021
[Aufsicht, Haftung, Sanktionen]

Sanatoria di interventi edilizi abusivi / Sanierung von Bauvergehen
 
L'art. 95 comma 3 della legge provinciale 10 luglio 2018, n. 9 “Territorio e paesaggio” dispone la sanzione pari al doppio del contributo sul costo di costruzione per le opere soggette al contributo su costo di costruzione e pari al contributo sul costo di costruzione, in caso di gratuità. Nel secondo caso la norma è evidentemente paradossale e inapplicabile. Per questa seconda evenienza va allora applicata, pur non essendo stato scritto, la seconda parte del comma, con sanzione tra 600 e 4.000?

Ai sensi dell’art. 95, co. 3 della legge provinciale 10 luglio 2018, n. 9 “Territorio e paesaggio” il rilascio del titolo abilitativo in sanatoria è soggetto al pagamento, a titolo di oblazione, di una somma pari al doppio del contributo sul costo di costruzione, ovvero, in caso di gratuità a norma di legge, pari al contributo sul costo di costruzione. La norma prevede che “nel caso in cui il calcolo del contributo sul costo di costruzione non sia applicabile, il rilascio del permesso in sanatoria è subordinato al pagamento di una somma non superiore a 4.000,00 euro e non inferiore a 600,00 euro, stabilita dal Comune, in relazione all’entità dell’intervento medesimo.”
La Giunta provinciale, d‘intesa con il Consiglio dei Comuni, ha approvato - con la deliberazione del 16.6.2020 n. 436 - il modello di regolamento sulla determinazione e riscossione del contributo di intervento, come previsto dall’art. 79, co. 6 della l.p. 9/2018. Ai sensi dell’art. 3 del modello di regolamento la base del calcolo del contributo sul costo di costruzione è costituita dalla volumetria fuori terra ed interrata dell’intero territorio comunale. Ne deriva che il contributo sul costo di costruzione non può essere calcolato per interventi che non formano volumetria. Per le costruzioni che formano volumetria, invece, si ritiene applicabile il calcolo del costo di costruzione in base alle seguenti considerazioni: In primo luogo tutte le costruzioni o parti di esse devono essere inquadrate in una delle destinazioni d’uso di cui all’art. 23 co. 1 della l.p. 9/2018 (v. in tal senso la sentenza TAR Bolzano n. 39/2005). In secondo luogo, il primo periodo dell’art. 4, comma 1 del regolamento tipo prevede quanto segue: “Fatti salvi i casi di riduzione o esonero previsti dalle disposizioni della legge e dal presente regolamento, il contributo sul costo di costruzione per edifici con destinazione d’uso residenziale ammonta a … [in nota viene aggiunto: al massimo il 15 %] e per tutte le altre destinazioni d’uso a …%” [in nota viene aggiunto: al massimo il 3 %]. Nella comunicazione del Consorzio dei Comuni n. 102/2020 si legge che “tutte le disposizioni del modello di regolamento devono essere fatte proprie, completate ove previsto e non possono essere modificate onde garantire una disciplina in gran parte uniforme in Alto Adige.” Solamente alcune disposizioni (contenute negli artt. 6 e 7 e specificamente indicate nella comunicazione) possono essere mantenute o cancellate a discrezione di ciascun Comune. Pertanto, i Comuni nei propri regolamenti devono determinare il contributo sul costo di costruzione sia per gli edifici con destinazione residenziale, sia per gli edifici con tutte le altre destinazioni e poi – ai sensi dell'art. 4 comma 3 del regolamento tipo – stabilire la misura del contributo, “in deroga al comma 1”, in forma più dettagliata (con riguardo alle singole destinazioni d’uso, alla posizione degli edifici ecc.). Sulla base di questi due valori, vale a dire la destinazione d’uso della volumetria abusiva e la percentuale prevista dal regolamento comunale, è senz’altro possibile calcolare il contributo sul costo di costruzione ai fini della determinazione della sanzione di cui all’art. 95, co. 3 della l.p. 9/2018. Ovviamente sono dovuti anche gli oneri di urbanizzazione.
Si consideri infine che la normativa provinciale corrisponde in sostanza alla normativa statale. Infatti, il co. 2 dell’art. 36 del Testo unico in materia edilizia – D.P.R. n. 380/2008 dispone che il “rilascio del permesso in sanatoria è subordinato al pagamento, a titolo di oblazione, del contributo di costruzione in misura doppia, ovvero, in caso di gratuità a norma di legge, in misura pari a quella prevista dall'articolo 16.” L’art. 16 disciplina la determinazione periodica del costo di costruzione nonché la quota di detto costo, variabile dal 5 % al 20 %, da corrispondere a titolo di contributo, che viene determinata dalle regioni “in funzione delle caratteristiche e delle tipologie delle costruzioni e della loro destinazione ed ubicazione.”

Datum: 9.3.2021
[Raumordnung]

Die Gemeinde möchte eine neue Wohnbauzone ausweisen. Bis zur Erstellung des Gemeindeentwicklungsplanes ist dies nur angrenzend an eine bereits bestehende Zone möglich. Außerdem kann nur mehr ein Mischgebiet ausgewiesen werden. Für das Mischgebiet ist vorgesehen, dass mindestens 60% für den Wohnbau vorbehalten sind und wiederum 40% für den geförderten Wohnbau vorgesehen sind. Es ergeben sich folgende Fragen:

- Sofern ein Mischgebiet mit 100% Wohnnutzung ausgewiesen werden soll, werden die 40 %, welche dem geförderten Wohnbau zur Verfügung stehen, dann auf die gesamten 100% gerechnet? Ist eine Abweichung von diesen Prozentsätzen möglich (immer unter der Voraussetzung, dass 40% von 60% für den geförderten Wohnbau zur Verfügung stehen)?
- Früher war es möglich, dass der Bauherr die Ausarbeitung des Durchführungsplanes übernommen hat und dann ein Prozentsatz von 55% (gefördert) und 45% (freier Wohnbau) zur Anwendung kam? Ist dies nach wie vor möglich?
- Ist die Einhebung des Planungsmehrwertes bei einem Wohngebiet mit Mischnutzung in Form eines Geldbetrages, welcher 30% des Marktwertes der Fläche ausmacht, überhaupt möglich?

In der Übergangsphase - also bis zur Genehmigung des in Art. 51 des Landesgesetzes vom 10. Juli 2018, Nr. 9 („Raum und Landschaft“, in der Folge: LGRL) vorgesehenen Gemeindeentwicklungsprogramms und damit bis zur Abgrenzung des Siedlungsgebiets - kann die Landesregierung Anträge der Gemeinden für die Ausweisung neuer Baugebiete, die an bestehende Baugebiete angrenzen müssen, nach dem Verfahren laut Art. 54 Abs. 2 des LGRL genehmigen. Laut Art. 19 Abs. 1 des LGRL ist die Gemeinde verpflichtet, bei der Ausweisung von Wohngebieten mit Mischnutzung, einen Teil der so entstehenden Erhöhung des Marktwerts der betroffenen Liegenschaft (Planungsmehrwert) einzuheben. Dies geschieht durch den Erwerb von 60 Prozent der Fläche zur Hälfte des Marktwerts. Die so erworbenen Flächen sind dem geförderten Wohnbau oder Wohnungen mit Preisbindung vorbehalten. Jedenfalls muss laut Art. 24 Abs. 3 des LGRL sichergestellt werden, dass mindestens 40 % der Fläche des neu auszuweisenden Wohngebiets mit Mischnutzung dem geförderten Wohnbau vorbehalten werden (also 40 % von 100 %). Das LGRL sieht keinen Anreiz ähnlich jenem im Art. 37 des mittlerweile abgeschafften Landesgesetzes vom 11. August 1997, Nr. 13 für die Erstellung des Durchführungsplans seitens der privaten Eigentümer mehr vor.
Was die Frage betrifft, ob die Einhebung des Planungsmehrwerts im Falle der Ausweisung eines Wohngebiets mit Mischnutzung auch in Form eines Geldbetrags erfolgen kann, so wird auf die bereits veröffentlichte Antwort zum Art. 19 Abs. 7 des LGRL vom 02.02.2021 verwiesen, in welcher dargelegt wurde, dass der einzubehaltende Teil des Planungsmehrwerts lediglich im Falle der Ausweisung von Wohngebieten mit Mischnutzung von maximal 1.000 m² (Zusatzbaugebiete) durch Einhebung eines Geldbetrags erfolgen darf.

Datum: 23.2.2021